Big Bang Theory è una fortunatissima serie Tv che racconta le disavventure di un gruppo di nerd, scienziati tanto brillanti intellettualmente quanto impacciati nella vita pratica e sentimentale. Il successo è meritato, lo humor va a segno e gli interpreti sono affiatati. In casa lo amiamo tutti, inclusa mia figlia di 10 anni (attendiamo lo spin off, Stuart Fails to Save the World).
E tuttavia, l’amore non impedisce di vedere anche tra le pieghe nascoste di un prodotto che, pur destinato all’intrattenimento, propone un’idea del mondo.
La (vera) rivincita dei NERD
La prima volta che sentii la parola nerd fu nel 1984, quando uscì il film La rivincita dei nerd. Allora non capii esattamente cosa quel termine significasse: i protagonisti della pellicola erano “sfigati” di varia natura, non necessariamente cervelloni, più simili a freak che a intellettuali, certamente disadattati rispetto ai feroci standard della cultura giovanile statunitense.

Da noi gli studiosi erano chiamati secchioni e, alle scuole superiori, esistevano anche gli intellettuali (con annesse implicazioni politiche). Oggi “nerd” è un aggettivo che si accompagna a un preciso habitat culturale, che include tecnologia digitale, videogame, fantasy, giochi di ruolo e fumetti (Marvel, ma soprattutto Manga). La politica non ha un ruolo fondamentale, e sembra sostanziarsi in una generica adesione ai pilastri del “politically correct”, senza militanza.
Da termine dispregiativo si è trasformato in un motivo d’orgoglio: lo espongono siti, canali YouTube e perfino negozi, solitamente dedicati a gadget ispirati al mondo dell’intrattenimento, da Harry Potter a OnePiece, passando per Star Wars e Il trono di spade.
Niente Tennessee William, siamo scienziati

I protagonisti del telefilm sono brillanti scienziati, quasi tutti fisici tranne l’ebreo Howard Wolowitz, ingegnere, e per questo “bullizzato” dalla star della serie Sheldon Cooper, genio precoce con emotività atrofizzata. Queste menti superiori occupano il loro tempo libero tra fumetti, Dungeons and Dragons e videogame. La lettura più impegnativa, se si escludono i saggi di fisica, è Harry Potter. In una puntata, Cooper, dotato di “memoria eidetica” mostra di non conoscere Un tram chiamato desiderio, celeberrima opera di Tennessee William portata al cinema da un magistrale Marlon Brando.
La cultura umanistica, insomma, è bandita. Si sprecano le citazioni di teorie di Baumann, Schrödinger, Hawking (più volte ospite della serie), latitano quelle di filosofi, poeti e romanzieri. Si obietterà che è un telefilm comico e non va preso troppo sul serio. Vero, ma qualcosa significa. La vera intelligenza si declina nella scienza: una dottrina che fa breccia anche in Italia dove imprenditori invocano l’abolizione del Liceo Classico.
Se c’è qualche problema con la sfuggente materia delle relazioni umane si fa riferimento alle neuroscienze (di solito con risultati grotteschi), oppure, più spesso, agli eroici esempi di Star Wars, Star Trek o dei Super Eroi Marvel. In realtà, nulla di strano: la mitologia nasce anche per dare regole etiche e fornire esempi virtuosi. E la mitologia contemporanea è nell’industria dell’intrattenimento.
Niente Dio, siamo scienziati
Altrettanto significativa è l’assenza del tema religioso. A portarlo nella serie è la madre bigotta di Cooper, fanatica religiosa Battista del Texas orientale. La donna rifiuta le teorie darwiniane a favore dell’Arca di Noè e chiama i cattolici “sgranarosari”. D’altra parte, è l’unico genitore che si salva, tra madri anaffettive o caporalesche, padri scappati, e una Yiddish Mama oppressiva e invadente. Su tutti cade uno sguardo affettuoso e bonario, ma resta il fatto che la religione, così come l’unica persona che la testimonia orgogliosa, è di fatto rappresentata come reazionaria, irrazionale, intollerante.

Ma c’è spazio anche per la religione cattolica: la piccola Bernadette Rostenkowski (ovviamente polacca) è stata cresciuta in famiglia papista, ma di quell’educazione non resta che un crocefisso al collo. Non ha remore nei rapporti sessuali prematrimoniali (realistico) e si sposa davanti ai suoi amici, resi officianti tramite registrazione su un sito (cose che capitano in America). Quando le nasce una figlia non è mai in discussione il battesimo, né tracce di pratica cattolica. Insomma, serviva una comparsa che colmasse la lacuna tra le religioni rappresentate, ma perché fosse accettata è stata “deodorata” da ogni umore oscurantista.

Il tema religioso appare anche in una puntata in cui l’astrofisico indiano Rajesh Koothrappali si fa accompagnare in un tempio indù dall’amico Wolowitz, che si stupisce della devozione da parte di uno scienziato. Rajesh improvvisa un elenco di scienziati religiosi, tra cui include Einstein.
Nessuno si aspetta che in un contesto comico la religione sia affrontata con serietà. Anche se nella serie d’animazione The Simpsons, corrosiva, comica e radical, il tema è trattato eccome. C’è il pastore gaglioffo, c’è la credulità popolare, c’è l’integralismo bigotto di Flanders, c’è il buddismo della piccola Lisa, ma anche una domanda che non si risolve mai con la sola risata. È sempre la goffaggine dell’uomo a essere presa di mira. Non per caso, la figura meno abbietta è la madre Marge, che obbliga tutti al sermone domenicale e incarna un vincolo familiare che sopravvive a tutto: figli esasperanti, un marito rozzo e ubriacone (ma fedele), la frustrazione della solitudine.
Resta abbastanza curioso che in un telefilm intitolato Big Bang Theory non si spenda un minuto per citare il vero padre di quella teoria, il prete Georges Lemaître, né si menzioni mai il fatto che il nome le fu affibbiato, con intento dispregiativo, dal fisico Fred Hoyle. Grande fu la resistenza a quell’ipotesi, troppo simile alla narrazione biblica. Anche Einstein la rifiutò inizialmente, finché se ne trovarono prove nell’universo.
Caso strano: un prete è all’origine della teoria finora più accreditata sulla nascita dell’Universo (malgrado i tanti tentativi di sostituirla, per la ragione suddetta) e, quindi, anche di un telefilm che con delizioso humor ci suggerisce, in fondo, che basta la scienza a spiegare tutto, e noi possiamo dedicarci serenamente ai fumetti, travestirci da super eroi, giocare davanti a uno schermo. Il Nerd è l’intellettuale 2.0?

