Cosa resta della Pasqua sui media? Un esercito di coniglietti e ovetti colorati inonda i social network. In TV, Rete 4 ripropone il classico hollywoodiano Il re dei re e l’opera rock Jesus Christ Superstar, un tempo rilettura scandalosa e divisiva, oggi manifesto di ortodossia. Dopo la processione in diretta, Rai 1 affida a Gianni Minoli (e al suo La storia siamo noi) una breve docu-inchiesta sul mistero del processo a Gesù. Paolo Mieli su rai 3, nella trasmissione Passato e Presente in orario da abbiocco post prandiale, affronta astutamente il tema del Cristo (e del cristiano) perseguitato politico, in dialogo con la professoressa Emanuela Prinzivalli, autrice della imponente Storia del cristianesimo. L’ età antica (secoli I-VII) (Vol. 1).
Su Radio Deejay, Linus si consulta con un ascoltatore di giovedì per capire se il Venerdì Santo sia di venerdì. E l’ascoltatore glielo conferma, precisando che è prescritto mangiare di magro: «Come tutti i venerdì, chiosa Linus». In realtà, per il venerdì Santo sarebbe richiesto il digiuno…
I quotidiani Il Foglio e Avvenire esultano per il boom di catecumeni pasquali in Francia, mentre il Post e molti altri quotidiani sottolineano il record di persone «senza confessione» in Germania, che sorpassano per la prima volta i cristiani almeno dichiarati.
Sul Corriere della Sera Andrea Riccardi propone un doloroso bilancio delle divisioni tra cristiani e delle spinte scismatiche in tutte le chiese, proprio nell’anno in cui la Pasqua li unisce almeno nella data della sua celebrazione. Celebrazione spesso occultata da perifrasi “inclusive”, come quella dell’episodio Minni prepara i biscotti per il mercatino della festa di primavera, nella serie Disney La casa di Topolino (parimenti, il Natale diventa Festa d’inverno).
La memoria della risurrezione è più scandalosa della memoria della nascita di Gesù: ricordare il compleanno di una figura imponente nella storia è meno compromettente che ricordarne il ritorno dalla morte.
L’unico ritorno dalla morte ammesso dalla cultura laicamente pop dei nuovi media è quello degli Zombi. È disponibile per estenuanti maratone la serie Walking Dead sulla piattaforma Disney Plus. Il tema religioso è ovviamente affrontato nel corso delle infinite 12 serie, e c’è perfino un prete (episcopale?) tra i protagonisti. Esordisce come il peggiore dei Don Abbondio che lascia divorare il suo gregge dai morti viventi, balbetta ingenue prediche non violente, tradisce chi gli ha salvato la vita, per convertirsi infine alla fede delle colt e mostrare il suo coraggio impugnando il mitra. Tra sceriffi, super-cattivi e latifondisti del Sud che predicano fieri in ogni occasione, il solo che non sa mai trovare le parole sembra proprio il sacerdote. Ma sa riscattarsi in armi. E per redimere il più feroce dei cattivi suona la campana tibetana e prova la meditazione, mai, per carità, il Vangelo.
Non ho ancora visto, ma ci saranno (o forse mi sono sfuggite) le consuete trasmissioni sulla Sindone. Magari con il sorriso irridente del professor Odifreddi o il giacobinismo scientifico del Cicap a riproporre la prova del Carbonio, sebbene, secondo l’esperta (vera) Emanuela Marinelli: «la verifica accurata di quei dati presentata nel 2019 presso l’università di Catania ne ha demolito la validità ed è stata pubblicata anche su Archaeometry, la rivista dell’università di Oxford che ospitò uno dei tre laboratori dell’88. Purtroppo la notizia della smentita ha avuto eco minore di quella che sancì la fallace datazione».
Non è strano. Non conosco nessun credente che appenda la sua fede alla veridicità della Sindone. Ma se si riuscisse a dimostrare che è proprio quel che sembra (e non credo avverrà mai), un ateo dovrebbe rivedere le proprie opinioni. La battaglia sul sacro telo, quindi, è fondamentale solo per i suoi detrattori. Ed è per questo che pur di contestarla sono disposti a trascurare ciò che più dicono di amare: l’obiettività scientifica.
