Preghiera di un non credente. Vittorino Andreoli

«Dio che non esisti, ti prego», sembra abbia declamato lo scrittore Dino Buzzati. Con meno certezze, lo psichiatra Vittorino Andreoli preferisce scandire: «Dio che non so se esisti, ti cerco». È questo il riassunto del suo ultimo libro, Preghiera del non credente (Terra Santa), di cui Avvenire anticipa sulle sue pagine il primo capitolo.

Vittorino Andreoli è quello psichiatra che resta nella memoria, perché appare come tutti ci immaginiamo uno psichiatra. La chioma leonina rada e disordinata, gli occhi sgranati, la voce sottile che punge l’orecchio. Nella sua storia di medico e divulgatore, si è già occupato di temi sacri e affini: Preti. Un viaggio contemporaneo fra gli uomini del sacro, Il Gesù di tutti. Viaggio nel mistero dell’uomo di Nazareth (Terra Santa editore) e, per la Bur, Follia e Santità. Saggi scritti con rispetto e attenzione alla verità storica e a quella di fede, sempre dal punto di vista dell’indagatore della mente umana.

In questo caso, però, sembra mettersi in gioco in modo più diretto e personale. Non è un saggio ma una lettera aperta (se così possiamo dire), una lunga confessione, una preghiera.

Scrive lo psichiatra: «Nell’Inno alla gioia di Friedrich Schiller si invita a cercare, perché da qualche parte nel cielo ci devi essere tu, Dio. Ma io voglio trovarti qui sulla terra. Adesso ho bisogno di un Dio. Per questa vita. Non so nulla dell’aldilà. Sono attaccato a questa terra. Vedi Signore, non è difficile credere che qualcuno abbia fatto, non so come, questo mondo. E dentro ci sono anch’io. L’alternativa a te è pensare che in principio era il Caos. Il Big Bang. Lo so, anche Dio è una parola, ma non riesco a inginocchiarmi davanti al Caos, al Big Bang. A Dio sì! L’ho fatto, ma non so cosa dirgli, sono rimasto in silenzio, e ho sentito solo il mio silenzio

Se poi ha scritto un intero libro, si vede che ha trovato qualcosa da dirgli. E poiché molti si inchinano al Big Bang e alla fisica quantistica e ci invitano a gioire perché condividiamo gli stessi atomi delle prime stelle (forse poetico, ma consolante?), chapeau al professor Andreoli per questo suo confessato ritegno. 

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